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Nei giardini più belli d'Italia

La gita di chiusura dell’attività naturalistica si svolge in un ambiente inconsueto: i giardini Trauttmansdorff di Merano.

Il tutto in un anno molto particolare, quello del decimo anniversario dalla loro istituzione. Infatti un enorme 10, formato da Impatiens rosse troneggia in alto sulla collina. Proprio per festeggiare l’avvenimento è stato aperto un nuovo percorso, scavato nella montagna, che conduce il visitatore a scoprire i segreti del mondo sotterraneo.

Ma torniamo all’inizio.

I giardini più belli d’Italia sono stati realizzati in un anfiteatro naturale con un dislivello di100 metri, dotato di un microclima particolarmente mite, in una zona protetta dalle montagne, che per l’occasione mostrano tracce della prima neve.

Qui 24 giardinieri scenografi si sbizzarriscono nel creare immagini sempre diverse di stagione in stagione, dall’esplosione delle fioriture della primavera, fino all’ultimo dono della natura, i colori dell’autunno. Proprio questi ultimi si specchiano nei piccoli laghi, che così sfoggiano inconsuete tonalità. Sono i rossi degli Aceri palmati, della Vite cinese,  del Cornus, del Cipresso calvo, i gialli  del Ginkgo biloba, dell’Animina o pianta delle torte, dell’Alangium e del Liquidabar, che prima del meritato riposo cambiano d’abito. Ancora giallo nella risaia del giardino giapponese, basato su acqua e roccia; qui gli uccelli si tuffano in volo per catturare qualche chicco.

Altre piante invece mantengono il loro fogliame sempreverde, è il caso della Vollemia nobilis, la pianta venuta dal passato.  

Ma in quest’ ultimo mese di apertura non mancano i fiori. Girasoli di bassa statura incorniciano il castello dimora di Sissi, inserendosi perfettamente nei gialli del giardino. Anche altri colori sono presenti: la tavolozza arcobaleno dei crisantemi, le innumerevoli forme e profumi delle  duecento salvie, il rosa degli ultimi gerani. Non manca il fiore del cioccolato, così detto perchè espande nell’aria un aroma simile al dono degli dei; mentre poco più in là si sparge la fragranza delle ultime rose antiche.

Belli in tutte le stagioni dunque i quattro giardini racchiusi nella fortunata conca: Boschi del mondo, Giardini del sole, Giardini acquatici e terrazzati e Paesaggi dell’Alto Adige. Qui si passeggia e l’animo trova pace, mentre i cinque sensi sono protesi a captare i meravigliosi messaggi della natura.

 

Approfondimenti

LA PIANTA VENUTA DAL PASSATO

Wollemia nobilis

Nei giardini Trauttmansdorff s’incontra una pianta molto particolare, un autentico fossile vivente.

In un contorno insolito, tra felci arboree, protetta addirittura da una gabbia circolare, con un dinosauro quasi a protezione, appare la Wollemia nobilis. E’ una conifera appartenente alla famiglia delle Araucaceae, che fino al 1994 si riteneva estinta.

Prima di allora infatti si erano rinvenuti solo esemplari pietrificati risalenti a 90 milioni di anni fa. Alcuni aghi fossili sono presenti nei giardini vicino al Pino di Wollemi, com’è comunemente  chiamata la rarità botanica.

Ma ritorniamo all’importante scoperta scientifica, una delle più sensazionali del millennio.

Un giorno una guardia forestale, David Noble, sta compiendo un’escursione di controllo in una profonda gola nelle Blu Montains  del Parco Nazionale Wollemi , nel Nuovo Galles del Sud,  150 chilometri a sud di Sidney, in Australia. Improvvisamente nelle foreste tropicali umide, isolate dalle montagne, scopre una pianta a lui sconosciuta. Avverte la società scientifica ed un’equipe internazionale di rinomati botanici identifica la pianta e, dal nome del parco in cui è stata rinvenuta, il Wollemi, viene chiamata Wollemia nobilis. E’ talmente rara che il luogo esatto del ritrovamento viene tenuto segreto; solo  ricercatori dotati di permesso vi possono accedere.

Non solo, si tratta di un vero e proprio miracolo genetico. Da analisi svolte su uno dei ritrovamenti più vecchi, è risultato che questa conifera non si è modificata geneticamente. La sua origine risale probabilmente al Giurassico, 200 milioni di anni fa. Questo significa che la contemporanea dei dinosauri è sopravissuta alle glaciazioni ed alle catastrofi naturali. La pianta è giunta fino a noi grazie alla sua abilità di generare getti sempre nuovi dalla profondità delle radici, malgrado fulmini o incendi boschivi. La corteccia della giovane Wollemia assomiglia a quella dei pini. Invece il tronco adulto, dalla ramificazione irregolare, da cui spuntano continuamente nuovi getti, ricorda la cioccolata in ebollizione. La conifera può divenire veramente maestosa, infatti può raggiungere un’altezza di 40 metri ed un diametro di 1,2 metri.

Altre caratteristiche sono i grandi aghi sovradimensionali leggermente palmati, di un vivace verde scuro e la struttura di ramificazione, unica nel suo genere, molto folta, sulla quale ogni fila è composta da due aghi.

Dal momento della scoperta sono iniziate le riproduzioni.

La pianta dell’età dei dinosauri fa la sua comparsa ufficiale in Italia, addirittura in anteprima europea, a Genova nell’Euroflora del 2006.

L’esemplare dei giardini Trauttmansdorff è stato riprodotto da un seme proveniente da un albero vecchissimo, tuttora esistente, dell’età stimata di 1000 anni, le cui radici però vivevano già all’epoca dell’impero romano. La Wollemia  nobilis di Merano è quindi un esemplare  molto giovane, dell’altezza di circa 2,50 metri.

La contemporanea dei dinosauri  ora è presente nel mondo in un centinaio di esemplari e si stanno raccogliendo fondi per la protezione del suo ambiente naturale.

 

 

Antonietta

 

           

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