E' dolce il camminare in terra toscana

Così arriva anche il week end primaverile 2011.
L’allegra compagnia l’aveva atteso per un anno.
In una piovosa domenica dello scorso maggio arrivò a Monteriggioni.
Il piccolo borgo medioevale, racchiuso come un tesoro dentro lo scrigno delle sue mura, aveva aspettato paziente il suo ritorno.

 

E rieccola, nel sole, pronta a scoprire nuovi angoli, possibilmente selvaggi e fioriti, del senese. L’aveva aspettata anche Lorenzo, la guida, dalla tipica cadenza toscana.
Ora Monteriggioni resta alle spalle, troneggia sopra la distesa argentea degli ulivi. La Via Francigena conduce verso sud. La sagoma nera del pellegrino tracciata sul bianco del simbolo del CAI, indica la strada.
E l’allegra compagnia s’avvia, gode del paesaggio ondulato, dipinto di tutte le tonalità del verde e fotografa, fotografa…cosa? Tutto, ma le orchidee hanno il sopravvento. Mania collettiva? O forse qualcuno è il carismatico trascinatore del gruppo? Che importa, sono così particolari, specialmente le Ophrys. Loro espongono iI largo e carnoso labello per trarre in inganno l’insetto impollinatore ed assicurare così la sopravvivenza alla specie.
Ma questa fertile terra rossa ricca di ferro, la terra di Siena appunto (di scolastica memoria), formatasi nell’intervallo tra le due ultime glaciazioni, offre altre particolarità botaniche.
Il biancospino non è più di tale colore, ma assume una piacevole tonalità rosa, da onorarsi di cambiare nome: “rosaspino”, lo ribattezza l’allegra compagnia. Forse i botanici avrebbero qualcosa da ridire, ma l’arbusto sembra essere perfettamente d’accordo.
In questa terra speciale i campi di grano fioriscono di gladioli. Altri terreni si vestono dello scarlatto dei papaveri; gli stessi fiori che incorniciano il turrito Castello della Chiocciola.
Passo dopo passo si raggiunge l’eremo di S. Leonardo al Lago; ma la costruzione agostiniana non domina più una malsana palude, bensì una solare distesa di colza screziata ancora del rosso dei papaveri. Il cambiamento fu dovuto all’opera di bonifica del granduca Leopoldo II di Toscana, che, con un canale pavimentato e volta a botte, prosciugò per sempre il lago, ora presente solo nel nome.
La sera vede l’allegra compagnia curiosare tra le viuzze antiche di Certaldo, patria del Boccaccio. Qui sembra che il tempo si sia fermato: quasi ti aspetti d’ imbatterti in una gentile donzella in abiti d’epoca.
Il giorno successivo, ancora premiata dal sole, la sempre più allegra compagnia va alla scoperta delle ville del senese seminascoste tra vigneti e uliveti. Tre magnifici viali in successione di farnie, cipressi e lecci conducono alla villa di Geggiano di proprietà di grandi produttori di Chianti classico, quello del galletto nero.

E qui è bello raccontare la leggenda del “canto del gallo”.
Si doveva tracciare il confine tra le terre di Siena e di Firenze. Si stabilì che lo si sarebbe fatto dove si fossero incontrati due cavalieri partiti dalle rispettive città al canto del gallo. Ma Firenze affamò il suo volatile, così questo cantò prima del tempo e il concorrente partì. La sveglia del rivale suonò più tardi, per cui s’incontrarono quasi vicino a Siena. Così ancora oggi il confine corre in prossimità di questa città.

Intanto il gruppo continua il suo andare in dolce saliscendi fino alla Certosa di Pontignano, luogo mistico per eccellenza, regno di serenità e di pace. Santa Chiara protende le sue braccia verso il cielo con l’occhio attento alla Vallesanta, che l’accolse nelle sue passeggiate. L’aria è satura del profumo delle rose antiche, che superbe incorniciano la certosa. A coronare il tutto una colombina che, dalla finestra, assiste curiosa, ma piuttosto infastidita, all’andirivieni dei fotografi a caccia del clik vincente.
E si riprende la via tra i vigneti. Qui si conservano metodi antichi di coltivazione: la vite si è maritata con l’acero campestre, che sapientemente potato, la sorregge sostituendosi ad altri tutori spesso antiestetici.
Ma il trionfo è più avanti!
I nostri pellegrini s'immergono nell’oro della ginestra in fiore, è l’apoteosi!
E’ molto difficile dare il commiato ad un luogo simile, anche perché ci si è messo d’impegno a coronare la certosa, lassù sul colle.
Per fortuna un’altra bellezza ci attende: è villa Monaciana, dal giardino romantico. Un imponente cedro del Libano, al suo ingresso, accoglie il visitatore, che può passeggiare tra profumati agrumi, ondeggianti ninfee, ombrosi e colorati vialetti, volgendo lo sguardo allo sfondo verde e giallo delle colline.
Ormai si sta concludendo questo percorso ad anello nel comune di Castelnuovo Verardenga. Alcuni casali e un castello accompagnano il cammino tra altri viali, questa volta di argentei olivi.
E l’allegra compagnia, soddisfatta, saluta la terra Toscana.
E’ un addio oppure un arrivederci?


Antonietta
 

 

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