Sulle tracce del re

Il gruppo naturalistico visita quest’anno una zona un po’ insolita: il Parco Nazionale del Gran Paradiso nel versante piemontese. Il primo Parco italiano è infatti più conosciuto e visitato nella parte valdostana. Ma questo Parco, nato negli antichi territori di caccia dei Savoia per difendere lo stambecco, si trova a cavallo tra le due regioni e prende il nome dall’unico quattromila interamente italiano.

 

Così il 14 luglio inizia il week end estivo.
La prima tappa è prettamente turistica: Venaria Reale. E’ una residenza sabauda, luogo di caccia e di piacere, da poco restituita al mondo dopo secoli d’incuria e d’ abbandono. La reggia, patrimonio dell’Unesco, troneggia al centro dell’omonimo borgo in un complesso bicolore insolito: l’intonaco ed il mattone faccia vista, a seconda dell’epoca di costruzione. La reggia fu infatti voluta da Carlo Emanuele II nel seicento ed ampliata il secolo successivo in uno stile totalmente diverso: il rosso mattone. Per passare da una parte all’altra fu pensato un imponente “corridoio”, dalle sembianze di un luminoso salone da ballo per chissà quali feste fiabesche. Dalle enormi vetrate lo sguardo indugia verso il cortile d’ingresso abbellito da un circolare gioco di zampilli, che nei giorni festivi danzano a ritmo di musica. Indugia ancora sulle sapienti geometrie degli ottanta ettari di un giovane parco, ricostruito totalmente dopo aver subito periodi felici e lussureggianti prima come giardino all’italiana e poi alla francese, ma caduto in declino con l’avvento dell’epoca napoleonica. Ora il parco vive una nuova vita: si sono recuperati e messi in risalto i segni storici, ma ponendogli accanto delle opere moderne. Convivono così uno vicino all’altro i resti del tempio di Diana e della fontana d’Ercole con le “Sculture fluide”. Un tipico esemplare di queste è rappresentato da due enormi mezze cortecce bronzee che racchiudono al loro interno un albero vivente. Il tutto sui bordi della pescaia sabauda.
Così, terminata con soddisfazione la visita, il gruppo naturalistico mette il suo campo base a Ceresole Reale per effettuare le due escursioni nel Parco.
In una splendida giornata si raggiunge il Colle del Nivolet e già qui il panorama è superbo: Grivola e Gran Paradiso si specchiano nelle acque dei due laghi. Ma è solo il punto di partenza: man mano che si sale il panorama s’ allarga, impreziosito da un cielo limpido con solo qualche raro ciuffo candido di nuvole, quasi a rompere la monotonia del troppo azzurro. Il passo procede sicuro tra solidi ed antichi gnais, cioè le rocce compatte sedimentarie alternativamente verdastre o grigie. Non solo minerali in questo ambiente d’ alta quota: tappeti azzurri di Miosotis si stendono ai piedi del camminatore. E’ il regno della flora mignon, quella che rimane bassa per difendersi dal freddo, ma abbonda e fiorisce in un tripudio di biodiversità. Bisogna chinarsi, ammirare con calma e pazienza per godere dei colori e delle forme di Saxifraghe, Genziane, Pedicularis. Ma forse colpiscono maggiormente il rosa dell’Azalea nana e l’azzurro della Campanula del Moncenisio, preziosi e delicati fiorellini per gli amanti del piccolo. Una presenza accompagna l’escursionista nel suo andare: il Gran Paradiso; ma non è costante, gioca a nascondino, eccolo là, però subito dopo sparisce, per apparire più avanti e specchiarsi superbo nelle limpide acque dei laghi di Rosset oppure dei Trebecchi.Siccome la quota è elevata, rimangono macchie di neve, dove passeggiano indisturbati i camosci. Presenze queste normali a tremila metri, non altrettanto uno stormo di gabbiani. Come saranno capitati quassù?
La meta s’ avvicina, ultimi tratti di salita e il piede poggia sul Colle del Leinyir. Oltre che dalla conquista della vetta qui l’escursionista è premiato con l’imponente vista del Massiccio del Bianco e relativo Dente del Gigante.
La discesa per la stessa via è più veloce; il paesaggio nel pomeriggio assume sfumature ancora più intense: i laghi dei Trebecchi sono tre gioielli blu incastonati negli smeraldi dei prati. L’Alpes Daines, luogo di tranquillità e di marmotte, è raggiunta; adesso si può dare l’ultimo saluto al Gran Paradiso ed alla Grivola, sempre bellissimi sullo sfondo.
Il giorno successivo è di turno l’anello delle Levanne, che però, bellissime nei giorni precedenti, ora sono cupe ed imbronciate. Hanno pure messo il berretto ad indicare: “Cari escursionisti copritevi, oggi farà freddo”.
La salita nel sottobosco di rododendro è tranquilla, anche se ripida. Così si raggiunge il piccolo rifugio Jervis, quasi avvolto dalla nebbia. Non resta che godere di alcune Genziane punctate fiorite nelle vicinanze, cullate dal mormorio del torrente. Man mano che si sale però la tendina fumosa s’infittisce, per cui non è dato di vedere il panorama.. La meta oggi è il ventoso Colle del Nel. Ma non è consigliata la sosta, per cui non rimane che la ripida discesa alla ricerca di un luogo leggermente più confortevole. Più in basso la piana è ricca d’acqua, che scorre tra lo scenario rosa della Bistorta. Laggiù il lago della diga occhieggia fra il verde leggero dei larici, finchè non s’ arriva alle sue sponde per terminare infine il cammino a Ceresole Reale.
L’ultimo giorno vede il gruppo a Donnas un borgo medioevale valdostano, dove sembra che il tempo si sia fermato: qui il Medioevo è stato lunghissimo: era ancora presente mentre altrove fiorivano le signorie. Ma ancora oggi tutto sa di antico, soprattutto il negozio di giocattoli di legno, che sembrano appena forgiati dalle mani di un sapiente artigiano. Più in là è emozionante calpestare i ciottoli della strada romana, immaginando un traffico d’altri tempi. Finchè ecco apparire sullo sfondo grigio la fortezza di Bard, costruita ancora da Teodorico, per il controllo della valle della Dora Baltea. Ora la tetra fortezza, divenuta nel tempo prigione e polveriera, racchiude l’importantissimo e modernissimo museo delle Alpi.
Alla fine, per conoscere meglio questa terra, non resta che godere della sua gastronomia con una colazione a base di innumerevoli antipasti valdostani.

 

 

 

Antonietta
 

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